Multidisciplinarietà come
rinascimento dell'ingegneria moderna

Il pensiero di Gabriele Del Mese, uno dei più innovativi ingegneri italiani sulla scena internazionale

La modernità di un Paese, il suo grado di civiltà e di innovazione culturale, sono l'espressione di ‘regole e codici’ che guidano le professioni su un percorso di correttezza, di sicurezza e, dunque, di qualità. Ma se lo sguardo delle professioni si immobilizza solo su quanto stabilito dalla fissità delle norme ci si avvierà su un sentiero di staticità che porterà inevitabilmente  al blocco della ricerca e della invenzione innovativa.

Si articola in questa visione polisemantica il pensiero di Gabriele Del Mese, uno dei più innovativi ingegneri italiani presenti sulla scena internazionale, promotore e sostenitore della progettazione multi-disciplinare come metodo di incontro integrato fra expertise affini nell'ottica di un rafforzamento dei processi qualitativi.

Primo e unico ingegnere italiano ammesso alla sede londinese di “Ove Arup & Partners” - società indipendente e multinazionale di ingegneri, architetti, designer, e tecnici specializzati -  Del Mese ha fondato nel 2000 la fondazione “Arup Italia”, con sede a Milano e Roma, diventata negli anni un punto di riferimento consolidato nell'ambito dell'ingegneria e dell'architettura.

Ospite  a Cagliari per la Scuola di Formazione OIC lo abbiamo intervistato nell'intento di approfondire alcuni degli assi tematici più coerenti col nuovo percorso di comunicazione OIC.

Gabriele Del Mese, oggi l’ingegnere è chiamato sempre più ad una forma mentale aperta, un progettista che sappia andare oltre la soglia del nozionismo, che sappia immaginare soluzioni nuove ed insolite, e nel contempo analizzare. Come si favorisce questo salto culturale e di formazione?

Io parlerei di un'interazione combinatoria tra forze complementari: non servono soluzioni codificate, o da catalogo, ma servono soluzioni possibili, volte alla ricerca, all'incontro fra linguaggi. Oggi l'ingegneria sembra aver rinunciato al lato creativo del mestiere, smarrendosi senza approccio critico dietro programmi informatici di calcolo che soddisfano soltanto requisiti tecnici, in questo modo però si diventa specialisti di numeri. Un approccio 'non creativo', che tra l'altro sembra essere incoraggiato dagli stessi corsi universitari di ingegneria, che sempre più trascurano il 'design', a favore di 'calcoli'  e di applicazioni rigide e a-critiche.

Mai come adesso si vive e si progredisce in un mondo di specialismi, soprattutto quando si parla di ingegneria.

Sì, ci sono due livelli da tenere in conto: da una parte la sfera operativa, dove l'approccio non può che essere la multi-disciplinarietà; dall'altra parte la sfera emotiva, dove sono soprattutto i sogni e le utopie a prevalere.  Del resto sono i sogni a tenerci vivi, e le utopie ci guidano verso quelle idee che diventano i nostri paradigmi culturali.  

Basti pensare a cosa abbia significato l'utopia del modernismo - distruzione e ricostruzione - Le Corbusier l'ha descritta in modo chiarissimo nella sua opera La Città radiosa.

Pensiamo alla seconda guerra mondiale, alla distruzione delle città, alla devastazione totale dei territori; ecco, in quel caso l’utopia dell’architetto era quella di sfruttare l’incredibile occasione di creare la Città Radiosa, teorizzata negli anni ’30. Una città di 3 milioni di abitanti, stipati in pochi grattacieli staccati da terra.

Ovviamente si è trattato di un’utopia che ha avuto effetti catastrofici in alcune città europee, un'esperienza che dovrebbe servire da monito. Questo conta: avere il coraggio di imparare dai fallimenti.

La città radiosa

A proposito di coraggio: il nostro è un Paese a rischio sismico. Oggi il tema è sempre più attuale. Eppure, nonostante questa connotazione ci si comporta come se questo pericolo non incombesse. Qual è il suo punto di vista: ricostruire nelle stesse aree o allontanarsi alla ricerca di un territorio più sicuro?

Ecco, anche in questo caso vale il valore del coraggio: cambiare, spostarsi. Certo, questo ha delle forti implicazioni emotive e pratiche, ma dobbiamo avere la forza di riconoscere che il nostro pianeta sa essere violento e non possiamo continuare a subirne le conseguenze. Questo non vuol dire abbandonare il territorio, ma trovare la sua giusta connotazione, che non per forza deve essere quella abitativa o residenziale. Bisogna essere lucidi e razionali e capire che non si può continuare a convivere con il rischio. Sono certo che se i nostri padri avessero avuto le conoscenze tettoniche che abbiamo oggi, non avrebbero mai costruito in certe zone.

In questo scenario qual è allora il ruolo dell'ingegnere?

È colui che sa collaborare con professionalità diverse, colui che ha il coraggio di contaminare e sperimentare. Finalmente ci si è resi conto che il modo migliore per soddisfare le esigenze della comunità è vedere il problema nel suo insieme, quindi la collaborazione multidisciplinare è diventata l’unica strada percorribile, la soluzione migliore. Si deve cooperare e unire contributi diversi: partire tutti insieme da un foglio bianco e andare avanti con la creazione di un oggetto fluido, che sappia aprirsi a input diversi e plasmarsi di conseguenza. E ci tengo a dire che tutte le idee sono importanti, anche quelle del neofita, spesso incredibilmente interessanti.

C’è un punto di incontro tra la figura dell'ingegnere e quella dell'architetto

Sono figure che devono necessariamente lavorare insieme. Fino a qualche tempo fa l’impiantistica era in secondo piano rispetto all’architettura: si liberava l’estro creativo dell’architetto e successivamente si inserivano gli impianti, adattandoli alla struttura. Ora accade il contrario: le esigenze tecnologiche fanno si che si parta dall’impianto per poi costruirvi attorno l’involucro più adatto e funzionale al suo funzionamento. Un cambio epocale per l’architettura, chiamata a rispondere alla nuove sfide del progresso.

Quanto impatta la burocrazia in questi percorsi?

La burocrazia non ha un colore politico ma è un male comune, è un freno culturale, oltre che uno sperpero imperdonabile per un paese civile. Ho diversi esempi clamorosi di concorsi vinti e successive lavorazioni mai finite: alcuni i lavori si concludono dopo 20 anni; altri vengono sospesi o bloccati spesso perché nel corso dei decenni le esigenze cambiano e quel progetto originario diventa obsoleto. La burocrazia e malgoverno sperperano  le intelligenze e i sogni del popolo italiano.

Da dove inizia allora un possibile rinascimento?

Dal sapere coniugare conoscenze e norme in modo armonico. Oggi l'ingegneria ha un peso determinante nel progresso mondiale. Risorgere significa avere nuove visioni, nuove metodologie, nuovi linguaggi. L’ingegnere è una figura creativa nella Comunità, sia l’Accademia che i vari Ordini professionali debbono alimentare questa missione innovativa e multidisciplinare.