Vivere il territorio come missione civica e culturale.

Per superare l'oppressione burocratica la parola chiave è: semplificare.

Ci sono storie che oltrepassano il confine fra esperienza e competenza. Storie che amplificano il valore della passione e la ricerca continua di formazione. Storie di chi, come l'ingegnere Luisa Cocco, ha scelto di non arrendersi all'oppressione burocratica della macchina amministrativa pubblica per provare a cambiare il sistema, per portarlo dalla parte dei cittadini, del bene comune.

Sono storie, queste, che costellano la vita di tanti interpreti degli enti locali, professionisti che danno tutto se stessi per migliorare il funzionamento dell'architettura amministrativa, per superare il vincolo oppressivo della burocrazia, ma che spesso, nella velocità dei progetti e dell'agire pubblico, restano all'ombra, senza un racconto che possa valorizzare il loro agire, la loro volontà di cambiamento. In questa intervista abbiamo voluto restituire voce alla loro capacità di guardare avanti, di sapere tracciare una nuova direzione nel rapporto fra territorio e comunità.

Luisa Cocco, da dove partiamo?

Partirei da oggi , dal mio quotidiano: io sono un funzionario tecnico nel comune di Sinnai, un lavoro impegnativo, ma che mi appassiona e nasce dal mio interesse per il disegno. Non è un caso che dopo il liceo abbia scelto la facoltà di ingegneria con indirizzo “Architettura e Urbanistica”.

È stata la scelta giusta?

Nel 1995 mi sono laureata, ma poco dopo sono sorti diversi interrogativi sul come inserirmi nel mondo del lavoro. Per fortuna ho trovato la mia strada grazie ad un master in urbanistica dell’Università di Cagliari, che in quel momento rappresentava il compimento ideale per la mia formazione.

Poi come è andata?

Una volta terminato anche il master ho vinto un concorso che mi ha permesso di lavorare per due anni al Comune di Cagliari, successivamente ad Oristano e infine, da quasi 16 anni a Sinnai, dove, dal 2010, sono anche responsabile dei lavori pubblici e dei servizi tecnologici.

I giardini pubblici di Cagliari

Cosa significa oggi lavorare per la pubblica amministrazione?

Significa lavorare per una macchina che vorrebbe cambiare le cose velocemente ma non può a causa della mancanza degli strumenti necessari.

Quali sono le difficoltà?

A volte, il problema è l’assenza di software adeguati, altre volte, invece, manca proprio una formazione che permetta di ricorrere in maniera adeguata all’uso di determinati strumenti. Tutto sta cambiando troppo rapidamente e senza i mezzi necessari è difficile tenere il passo. Insomma a volte si annaspa, e ciò è ancora più evidente negli ultimi 8 anni, in cui ho assistito ad una vera e propria escalation di burocrazia e adempimenti. L’iter si è fatto sempre più lungo e complesso. Per intenderci, l’opera pubblica che prima veniva realizzata in un anno, ora, paradossalmente, ne richiede due e mezzo.

Quindi, paradossalmente, la freccia si è invertita.

Assolutamente sì. E ci tengo a sfatare un mito: negli ultimi anni la burocrazia non è diminuita ma cresciuta.

Cagliari al tramonto

Da cosa nasce questa oppressione burocratica?

Da esigenze normative. Si parla tanto di controlli per snellire e agevolare ma poi si pecca sulle grandi opere. Ad esempio: penso alla legge sui lavori pubblici, la n.109 applicata per la Strada Statale 554. Ebbene, si trattava di una normativa di dieci pagine chiare, leggibili e semplici da applicare. Ciò limitava i margini di errore e riduceva le tempistiche. Eppure, e si è passati all’adozione di un sistema più complesso che ha reso tutto più difficile sia sul piano amministrativo che pratico.

Proviamo allora a capire da dove inizia una possibile svolta.

A mio avviso partendo dalle piccole cose.

Un esempio?

Penso: oggi abbiamo quattromila enti deputati al controllo delle opere pubbliche, per documentare la vita di ognuna di queste opere occorre pubblicare tutto sui diversi siti web esistenti, affinché tutti ne possano verificare lo stato e la correttezza dei termini. Mi chiedo allora: come si possono evitare queste lungaggini? Una soluzione c'é: basterebbe pubblicare i documenti in un unico sito e dare ai rappresentati degli enti preposti al controllo una chiave d’accesso. Semplificare, questa è la parola che risolve.

Spiaggia di Solanas

Con quali motivazioni si può intraprendere un percorso di studi in ingegneria nonostante queste difficoltà? C'è un messaggio che si può trasmettere ai più giovani?

L’Italia è sempre stata oggetto di critiche per la formazione dei suoi studenti, a detta di molti troppo generica e poco tecnica. Io mi sento di difendere il valore di una formazione a 360 gradi. Oggi, la vera sfida è riuscire ad essere dei risolutori di problemi, non solo professionisti solidi.

In tutto questo come si inserisce il ruolo dell’OIC?

Beh, è di sicuro un punto di riferimento importante per chi fa questa professione, perché è l’espressione di tante realtà diverse, pubbliche e private, che convivono e si confrontano per crescere. Penso, ad esempio, al Centro di Formazione, o al Centro Studi di cui faccio parte. Il lavoro che portano avanti è di grande stimolo e crescita.

Ritorniamo dunque al territorio, all'amministrazione locale. Quanto si avverte oggi la presenza di un'area vasta nel contesto amministrativo cagliaritano.

L’area metropolitana è un tema complesso. I comuni sono stati chiamati a partecipare con i propri progetti, ma per varie ragioni resta ancora tutto fermo. La prospettiva dovrà essere necessariamente quella del miglioramento.

Politiche di rete, se ne parla tanto, ma nei fatti?

Per ora la comunicazione avviene attraverso mail, pec, telefonate e, solo di recente, l’intervento dei tecnici della provincia ai quali è stata affidata la gestione e il coordinamento dei finanziamenti pervenuti con l’istituzione dell’area metropolitana. Tuttavia, ci sono ampi margini di miglioramento, al momento la rete è ancora in stato embrionale.

Come si lega la comunità col territorio?

Di sicuro attraverso le nuove generazioni, attraverso la scuola, la conoscenza dei luoghi, facendo attraverso le regole, direi di più: favorendo lo sviluppo degli spazi che viviamo, delle loro vocazioni.

Fare il meglio possibile. Tutelare i cittadini, impegnarsi al massimo per realizzare ciò che ci viene chiesto. Questo è il mio credo, la mia missione.

È ancora possibile trovare un linguaggio comune tra cittadini e le istituzioni?

La comunità deve essere resa partecipe di ciò che accade. Spesso non c’è il tempo per illustrare e condividere tutti i progetti ma ciò che conta è non perdere mai di vista l’interesse del cittadino, tenendo il più possibile al di fuori le questioni politiche. Ora più che mai c’è bisogno di cultura, di rispetto e di correttezza intellettuale.

Se dovessimo definire la dimensione sociale e civica di un ingegnere qual è?

Fare il meglio possibile. Tutelare i cittadini, impegnarsi al massimo per realizzare ciò che ci viene chiesto.